La proroga dell’“invecchiamento” del lavoro in campo sanitario

Il Governo torna a far parlare di sé e a far discutere la categoria dei medici con un emendamento al decreto Milleproroghe, che farebbe slittare al 31 dicembre 2026, la possibilità per le aziende del servizio sanitario nazionale di far permanere in servizio, su base volontaria, i dirigenti medici e sanitari fino al compimento del 72esimo anno di età, escludendo i docenti universitari che svolgono attività assistenziale in medicina e chirurgia.

L’emendamento non è una novità, in quanto quello che è accaduto quest’anno è ciò che, puntualmente, accade ogni inizio dell’anno dopo la pandemia. La generazione che accede, oggi, al mercato del lavoro in Italia andrà in pensione dopo il compimento dei 72 anni.

L’Italia figura tra i sette Paesi dell’Ocse, che collegano l’età pensionabile prevista per legge, alla speranza di vita.

In un regime, cosiddetto, contributivo, tale legame non è necessario per migliorare le finanze pensionistiche, ma mira ad evitare che le persone vadano in pensione troppo presto con pensioni troppo basse e a promuovere l’occupazione in età più avanzata.

Per l’Italia l’incremento dell’occupazione continua a rivestire un’importanza cruciale, in particolare nelle fasce di età più avanzata, ma il mercato del lavoro e i suoi riflessi sulle pensioni non favoriscono la serenità che dovrebbe essere alla base del futuro di donne e uomini.

Il testo dell’emendamento al decreto sarà presentato alle commissioni affari costituzionali e bilancio della Camera dei Deputati. Questa misura, già prorogata lo scorso anno al 31 dicembre 2025, viene estesa di un anno e avrebbe lo scopo di contribuire allo smaltimento delle liste d’attesa, trattenendo in servizio professionisti con lunga esperienza, specialmente in territori che sono sprovvisti di medici.

Ovviamente il provvedimento fa discutere le parti in causa, in quanto seppur idealmente le associazioni di categoria cui appartengono i medici, non siano in disaccordo, a patto che venga rispettata la base di volontarietà o meno, in realtà varie criticità vengono espresse dalle società scientifiche.

Uno dei problemi più stringenti dell’ultimo periodo è rappresentato dallo spopolamento delle specialità di chirurgia di urgenza e di emergenza degli ospedali e dei pronto soccorso che richiedono elevati standard di prontezza operativa, sostenibilità professionale e continuità assistenziale e dove, pertanto, preoccupa un eventuale permanenza in servizio di professionisti certamente di grande esperienza ma, probabilmente, stanchi e giustamente affaticati e appesantiti da un sistema che negli ultimi anni non li ha agevolati.

Inoltre il timore di alcuni è che trattenendo in servizio i colleghi più anziani si possano, di fatto, bloccare le carriere degli altri e, soprattutto, non incrementare le nuove assunzioni.

A ciò si aggiunge il dato che l’attuale incertezza finanziaria ed economica, nonché l’aumento del costo della vita, che potrebbero indurre il legislatore a rinviare le riforme utili a migliorare i sistemi pensionistici, contrariamente alle indicazioni proprie dell’OCSE.

Secondo il rapporto dell’organismo internazionale, alla fine del 2021 il totale delle risorse destinate al pensionamento era pari a poco più del 100 per cento del Pil totale dell’Ocse. Saranno importanti sistemi pensionistici solidi per proteggere gli standard di vita della popolazione che invecchia. Si dovrà, quindi, continuare a sviluppare e rafforzare un sistema che combini diversi tipi di regimi pensionistici che si integrino a vicenda e diversifichino i rischi.

L’Italia sta adottando delle soluzioni miste, ma poco chiare. In campo sanitario, con le norme in proroga si allunga l’età del pensionamento, da una parte e si prorogano i contratti degli assunti a causa della pandemia, dall’altra non si stabilizzano i contratti, anzi si vuole creare flessibilità; motivo per il quale le indagini statistiche possono contare solo su quella parte di assunti che raggiungeranno l’età del pensionamento molto tardi. Questo non contribuisce a quello svecchiamento del sistema che darebbe opportunità di lavoro ai giovani e limiterebbe la fuga dei cervelli, la quale determina una vera e propria migrazione a causa del lavoro.

avv. Maria Antonella Mascaro

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