COMUNICATO 21 GENNAIO 2026
La musica è una parte essenziale della cultura umana sin dai tempi più antichi. La sua capacità di evocare emozioni e ricordi la rende uno strumento potente per migliorare la salute e il benessere dei pazienti. Molti medici stanno ora sfruttando questo potere per migliorare l’esperienza dei loro pazienti, sia nelle sale d’attesa dei medici di famiglia che nelle stanze d’attesa delle cliniche. La musica ha dimostrato di avere effetti positivi su vari aspetti della salute. Ascoltare musica può, infatti, avere molti benefici, come ridurre lo stress e l’ansia, aiutare a gestire il dolore, migliorare la riabilitazione fisica, aumentare l’umore e l’autostima, e favorire le relazioni sociali e familiari. La musica può essere, dunque, usata in diversi contesti medici, come ad esempio prima, durante e dopo un intervento chirurgico potendo contribuire a ridurre l’ansia preoperatoria, diminuire il bisogno di anestetici e analgesici, accelerare il recupero postoperatorio e prevenire le complicanze. Anche durante la gravidanza e il parto è stato dimostrato che la musica può alleviare lo stress e il dolore della madre favorendo il legame con il bambino, stimolare lo sviluppo fetale e facilitare il travaglio e il parto. Di tutto ciò si è tornato a parlare in questi giorni dopo che si è diffuso sui social media e sulla stampa nazionale la notizia che una paziente si è messa a cantare mentre veniva sottoposta ad un delicato intervento oncologico. L’episodio è accaduto al Policlinico Federico II di Napoli, durante un intervento condotto dall’equipe medica della Breast Unit dell’Azienda Universitaria, guidata dall’oncologo Tommaso Pellegrino. All’interno della sala operatoria era in funzione la radio. “In sala operatoria – scrive Pellegrino – può accadere qualcosa di straordinario. Durante un intervento per l’asportazione di un tumore della mammella, una mia paziente ha iniziato a cantare. La musica nei luoghi di cura ha un potente effetto rasserenante: aiuta a ridurre l’ansia, aiuta a rilassarsi e crea un clima di fiducia. Anche grazie alla musica si può trasformare un momento complesso in un’esperienza più umana e condivisa. Umanizzazione delle cure significa prendersi cura della malattia senza mai dimenticare la persona, le sue emozioni, la sua voce”. Anche uno studio pubblicato sulla rivista Music and Medicine ha dimostrato il potere “anestetico” della musica. Dalla sperimentazione è emerso che ascoltarla durante la chirurgia può ridurre significativamente la quantità di farmaci propofol e fentanil necessari per interventi come la colecistectomia laparoscopica in anestesia generale. “I risultati, spiega la ricercatrice principale dello studio Tanvi Goel, anestesista al Lok Nayak Hospital e al Maulana Azad Medical College di Nuova Delhi, in India, “mostrano che si tratta di qualcosa di più di una semplice musica di sottofondo, bensì dell’integrazione di un nuovo intervento nella pratica anestetica”. “La musica preferita dai pazienti, di tipo strumentale, è stata trasmessa attraverso cuffie sterili a un volume controllato di 60–70 decibel, iniziando cinque minuti prima dell’induzione e proseguendo per tutta la durata dell’intervento”. “Erogando musica intraoperatoria, aggiunge la co-ricercatrice Farah Husain, musicoterapista certificata, “coinvolgiamo il sistema nervoso del paziente anche durante l’anestesia, attenuando la risposta neuroendocrina allo stress quando il corpo è più vulnerabile”. Dai dati emersi e dalla applicazione pratica è dimostrato l’effetto benefico dell’impatto emotivo che genera l’ascolto della musica sul paziente. Si auspica che si diffonda una visione più ampia dell’ambiente sonoro perioperatorio che tenga conto sia degli esiti sui pazienti sia della sicurezza degli operatori.
avv. Rossella Gravina

