Tumori e malnutrizione: chiesto un accesso uniforme alla nutrizione clinica

In vista della Legge di Bilancio 2027, associazioni di pazienti e società scientifiche chiedono interventi per garantire ai malati oncologici un accesso equo ai trattamenti nutrizionali, superando le attuali disparità regionali.

La nutrizione clinica rappresenta una componente essenziale del percorso di cura dei pazienti oncologici, ma in Italia l’accesso ai trattamenti nutrizionali continua a essere caratterizzato da significative differenze territoriali.

A richiamare l’attenzione del Governo e del Parlamento sono la Federazione delle associazioni di volontariato in oncologia (FAVO), la Società italiana di nutrizione clinica e metabolismo (SINuC), la Società italiana di nutrizione artificiale e metabolismo (SINPE) e Alleanza contro il Cancro, che chiedono l’introduzione di misure specifiche nella prossima Legge di Bilancio.

Secondo i dati richiamati dalle organizzazioni, oltre la metà dei pazienti oncologici presenta problemi di malnutrizione già al momento della prima visita. Una condizione che può compromettere la risposta alle terapie, aumentare il rischio di complicanze e incidere negativamente sulla qualità della vita.

Al centro dell’appello vi è la necessità di garantire su tutto il territorio nazionale l’accesso agli alimenti a fini medici speciali (AFMS), compresi i supplementi nutrizionali orali, attualmente erogati gratuitamente secondo modalità e criteri differenti da Regione a Regione.

Le associazioni chiedono pertanto la definizione di regole omogenee per la prescrizione e l’erogazione di questi prodotti, in attesa del loro inserimento nei Livelli essenziali di assistenza (LEA), assicurando al contempo la continuità della presa in carico tra ospedale e territorio.

L’intervento potrebbe produrre anche benefici economici per il Servizio sanitario nazionale. Secondo uno studio richiamato nel corso del confronto istituzionale, un accesso appropriato alla nutrizione clinica oncologica potrebbe generare un beneficio economico netto stimato in circa 45 milioni di euro annui.

Per le strutture sanitarie private accreditate, il tema assume particolare rilevanza nell’ambito dei percorsi oncologici, riabilitativi e di continuità assistenziale, nei quali un’adeguata valutazione dello stato nutrizionale e un intervento tempestivo possono contribuire a migliorare gli esiti clinici e a prevenire complicanze.

La definizione di criteri nazionali uniformi dovrebbe accompagnarsi a una programmazione delle risorse e a modalità di remunerazione adeguate, affinché l’integrazione della nutrizione clinica nei percorsi assistenziali non si traduca in ulteriori oneri non riconosciuti a carico degli erogatori.

L’iniziativa richiama, più in generale, l’esigenza di garantire un’applicazione omogenea dei livelli di assistenza su tutto il territorio nazionale, assicurando che il diritto alle cure non sia condizionato dalla Regione di residenza.

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