COMUNICATO 15 OTTOBRE 2026
Il diritto alla salute, sancito dalla Costituzione, sta affrontando una crisi senza precedenti. Sempre più cittadini italiani si trovano costretti a rimandare o ad abbandonare esami e visite. I dati più recenti delineano un quadro allarmante, con circa sei milioni di persone coinvolte. La rinuncia alla prevenzione e alle terapie non è più una scelta marginale, ma una necessità. A guidare questo fenomeno sono due fattori principali: il fattore economico e le liste d’attesa. L’inflazione e la perdita del potere di acquisto della moneta gravano pesantemente sui bilanci delle famiglie. Molti nuclei familiari non riescono più a coprire i costi della sanità a pagamento o dei ticket.
Al contempo, i tempi di attesa nel Servizio Sanitario Nazionale continuano ad allungarsi. Per ottenere una visita specialistica o una prestazione radiografica si possono attendere diversi mesi. Chi dispone di risorse economiche si rivolge al settore privato per superare i lunghi ritardi. Chi non ha le possibilità finanziarie è costretto a rimanere in attesa o a rinunciare del tutto.
La spesa sanitaria pagata di tasca propria dalle famiglie ha raggiunto livelli da record. Si sta così consolidando una pericolosa sanità a due velocità basata sulle disponibilità liquide. A questa spaccatura economica si aggiunge un profondo e preoccupante divario territoriale. Le regioni del sud registrano le percentuali più alte di abbandono dei percorsi di cura. La carenza di medici di base e la congestione dei pronto soccorso aggravano il panorama quotidiano. Gli ospedali pubblici soffrono per il blocco del turnover e la fuga del personale sanitario. Il ritardo nell’accesso ai controlli causa una diagnosi tardiva di patologie gravi e oncologiche. Curare una malattia in stadio avanzato comporta costi umani e sociali enormemente superiori.
L’impatto economico della mancata prevenzione finisce per pesare sull’intero sistema. Gli anziani e le persone affette da patologie croniche rappresentano la fascia più vulnerabile. Spesso queste categorie devono scegliere tra l’acquisto dei farmaci e il pagamento delle bollette.
Anche i giovani incontrano crescenti barriere nell’accesso alle cure dedicate alla salute mentale. Le associazioni di tutela dei cittadini chiedono da tempo interventi strutturali e urgenti. Serve un rilancio concreto dei finanziamenti pubblici destinati al Servizio Sanitario Nazionale. È indispensabile abbattere le liste di attesa e riorganizzare la medicina sul territorio. Senza investimenti mirati, l’universalità delle prestazioni rischia di diventare solo un ricordo. Garantire l’accesso tempestivo alle terapie è un dovere etico oltre che una priorità sociale. La tutela della salute pubblica costituisce il pilastro fondamentale della democrazia. Restituire ai cittadini la certezza di potersi curare è la sfida decisiva per il paese.
Il sintomo, ormai la malattia di un paese che sceglie di non curarsi ha ancora delle possibilità: le strutture accreditate possono farsi carico di molte prestazioni che alimentano le liste di attesa, ma deve esserci una garanzia di copertura sempre maggiore, dunque è fondamentale debellare i tagli alla sanità.
a cura dell’avv. Maria Antonella Mascaro

